Il pensiero magico dei bambini apre le porte del futuro

Alberto Pellai analizza con noi l’importanza e la forza che può avere la capacità di difendere e veicolare un pensiero positivo...

Dopo anni di restrizioni a causa della pandemia e la paura che ritorna nell’immaginario dei più piccoli attraverso le immagini di guerra che occupano tutti i telegiornali, chiediamo al medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai: Come è possibile educare i nostri figli a guardare il mondo con occhi liberi e a conservare una sana fiducia nel futuro? «Il bambino impara il pensiero positivo dentro il suo contesto di vita, innanzitutto la famiglia. Ogni bambino nasce con una spinta a guardare in avanti.

È chiaro che il suo modo di interpretare la realtà sarà inevitabilmente condizionato da come, e con che occhi, gli adulti di riferimento lo accompagnano nel percorso di crescita. Se l'adulto ha un approccio proattivo, anche nei confronti dell'errore, della sosta, incoraggiando il bambino allora questo replicherà quella capacità di reagire e imparerà a prediligere lo sguardo del bicchiere mezzo pieno piuttosto che interiorizzare quello del bicchiere mezzo vuoto».

Si può apprendere l'ottimismo?

Volendo semplificare, l'ottimismo può diventare una sorta di apprendistato?

«Proprio così. Il bambino ha inoltre il grande potere di generare ottimismo e aprire le porte al futuro.

Dove c'è un bambino è innegabile che l'intero ambiente venga contaminato da un'energia vitale di cui esso, continuo e profondo trasformatore, è inconsapevole messaggero. Lo sguardo semplice, candido e artistico irrompe nelle vite degli adulti e li contagia di bellezza anche laddove questa sembra non esserci».

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Una sorta di magia?

«Le parole che usa un bambino, le metafore che sceglie, il linguaggio che sprigiona, anche attraverso il disegno e il gioco, sono potenti. Il bambino genera un mondo non ancora pensato che, proprio per questo, può costruire a sua immagine. Il pensiero magico è la chiave.

Fantasia e creatività sono dimensioni straripanti che non vanno ostacolate, sono il motore per creare una realtà che non c'è e in cui un bimbo ci invita ad entrare. Un invito che non possiamo accogliere col pensiero razionale dell'adulto, ma che dovremmo accettare ricorrendo a quell'invisibile che si guarda col cuore di cui parlava il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry».

Non ci riesco!


«Non ci riesco» è una delle frasi ricorrenti dei più piccoli. Come incoraggiarli a provare e riprovare e a non arrendersi?


«Il bambino impara dall'esperienza dell'errore, ma troppo spesso noi adulti non abbiamo la pazienza di attendere i loro tempi. Vorremmo figli che non sbagliano mai, che non cadono mai e a volte rischiamo di farli sentire sbagliati, lasciando che si immedesimino nell'errore compiuto.

Questa impazienza purtroppo blocca il potenziale rigenerativo dei bambini, che allora insistono nel fare le cose in cui riescono meglio e a non sperimentare la sfida del tentare di nuovo. L'infanzia invece dovrebbe essere il tempo dell'allenamento, quello in cui si tenta di tutto, si dà la possibilità ai talenti di emergere e, al contempo, si entra a contatto con le fragilità. Nasce così l'autostima»...

Se non puoi farlo, sognalo.


«Se puoi sognarlo, puoi farlo», asseriva Walt Disney.  Allora perché noi genitori siamo sempre così “pre-occupati”?

«Il peggiore autogol che un genitore può fare è educare un figlio al successo, proponendo dei modelli preconfezionati da raggiungere spesso troppo presto.

La crescita deve essere un percorso in cui ti attrezzi e metti nello zaino quello che ti serve per costruire la tua identità, non un tempo in cui tu già sai quel che sarai. Ne nasce un paradosso: la tendenza ad adultizzare i minori e a non rispettare le fasi della crescita aumentando il potenziale performativo a scapito di quello creativo e immaginativo, fondamentali nell'età evolutiva.

Una buona idea potrebbe essere allora trattenere il respiro e provare ad essere, lasciando perdere l'avere».

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ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it

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