Quest’estate un gruppo di bambini giocava all’aperto, in montagna, inscenando una favola: c’era la principessa asserragliata nel castello, il mondo là fuori era pieno di pericoli… ma la principessa confidava nel salvatore che sarebbe arrivato di lì a poco.
Ci aspettavamo il principe azzurro sul cavallo bianco e invece all’orizzonte compare… la protezione civile!!! Era la fine di agosto, la televisione trasmetteva a ciclo pressoché continuo le notizie sul terremoto in centro Italia. Ovviamente alcune informazioni erano giunte anche a loro, per quanto gli adulti avessero cercato di proteggerli dagli aspetti più spaventosi. Ma questi bambini erano riusciti a trarre dalle notizie concitate e dall’allarme generale, l’aspetto protettivo: c’è qualcuno su cui è possibile fare affidamento. Con la loro invidiabile capacità di inventare, costruire e rielaborare avevano trovato il loro modo di “salvarsi” dal pericolo incombente.
I bambini si relazionano con il mondo esterno e - per quanto questo possa spaventare noi adulti del mondo occidentale - lo fanno anche indipendentemente dalle figure di riferimento: ascoltano, notano cose intorno a loro, riflettono. La televisione è solo uno degli strumenti attraverso cui il mondo arriva a loro. Forse ci spaventa di più perché è più accessibile, più in grado di portare informazioni alterate e senza mediazione, ma, di fatto, è solo uno dei tanti mezzi che il mondo ha per entrare nel nostro spazio privato.
Il mondo cambia, le modalità di diffusione delle idee e le possibilità di scambio cambiano. I bambini di oggi probabilmente, nelle loro case di adulti, non avranno più la televisione così come la conosciamo noi… gli strumenti attraverso cui il mondo arriverà nelle loro case saranno altri e cambierà il modo di selezionare le informazioni (anzi sta già cambiando).
E’ ovvio, quando più i bambini sono piccoli, tanto più sceglieremo per loro, stabiliremo i tempi e selezioneremo, ma sappiamo che un margine di autonomia sempre maggiore sarà necessario e utile concederlo. Più crescono e più sono i momenti in cui affrontano la vita senza i propri genitori presenti: frequentano la scuola, vanno a casa degli amici e passano del tempo da soli. Se da una parte non vogliamo che vengano travolti dal mondo esterno senza mediazione alcuna, dall’altra sappiamo che non possiamo isolarli in una bolla protettiva, non è fattibile e non sarebbe produttivo. Quando avvengono grandi fatti di cronaca è pura illusione pensare di nasconderli ai bambini. Possiamo solo scegliere se lasciarli da soli di fronte a ciò che comunque percepiscono o parlarne e confrontarsi, spiegando loro ciò che sta avvenendo.
a cura dott.ssa Paola Rubatta
psichiatra e psicoterapeuta sistemico relazionale