«I genitori, come la società, devono avere il coraggio di compiere scelte impopolari. E' una questione di responsabilità individuale e collettiva».

Appena uscito in libreria con Lezioni di sogni (Mondadori) che già registra vendite da best seller, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet non ha certo paura di apparire scomodo agli occhi del lettore…
Professore, qual è la scelta più urgente che oggi dovrebbe compiere un genitore alle prese con la crescita di un bambino o di una bambina?
«Le famiglie devono imparare a prendersi delle responsabilità e a non aver paura di dire dei "no" per tutelare, anche a costo di sembrare esagerati ed eccessivamente severi, i propri figli. Un genitore deve essere soprattutto una guida».
Qual è il "no" che i genitori faticano di più a pronunciare e che invece dovrebbe essere ripetuto e ribadito in continuazione?
«Il "no" all'eccesso di tecnologia. Non sono certo un retrogrado, so benissimo che su Internet si reperiscono un'enorme quantità di informazioni utili e nutrienti per chi vi entra in possesso o che i device elettronici forniscono diverse, moderne e valide occasioni di apprendimento. Non comprendo, però, la necessità di lasciare ragazzini under 12 ore e ore soli davanti ad uno schermo o di offrire a bambini ancora sul passeggino uno smartphone per tenerli calmi e obbedienti. Basta con le scelte comode, è ora di tirare il freno a mano. Si verificano sempre più fatti di cronaca preoccupanti e tragici, è necessario porre limiti e fissare regole chiare e rigide affinché i nostri figli siano umani ed empatici con i propri coetanei anche quando si muovono in branco. Va insegnato il rispetto e il buon senso, ma per farlo siamo noi adulti a dover dare l'esempio. Se siamo sempre col telefonino in mano non ci possiamo certo permettere di imporre divieti a chi ci osserva. Mettiamolo in pausa noi per primi quel maledetto aggeggio e iniziamo a goderci la libertà di guardare in faccia i nostri figli».
Cosa pensa del fatto che ci sono bambini con il cellulare in tasca già nelle ultime classi della scuola primaria?
«Credo che siamo di fronte ad una scelta sbagliata, davanti ad una vera emergenza educativa. I genitori, hanno forse paura di non poter reperire un figlio seduto in classe? Ogni istituto scolastico è dotato di telefono fisso con un numero da chiamare in caso di necessità e da cui possono partire eventuali telefonate di emergenza. Se mancano l'equilibrio e l'educazione, che siano allora gli istituti a fissare delle regole. Ci sono già scuole italiane in cui all'ingresso gli studenti ripongono in bellissime buste colorate il proprio smartphone per poi re-impossessarsene all'uscita. Mi sembra un'ottima idea, da seguire e imitare senza grossi sforzi. Mentre si fa lezione il telefonino non è necessario né agli alunni né agli insegnanti».
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Ritiene che la mancanza di coraggio da parte delle famiglie si rifletta anche sulla società?
«Indirettamente, sì. Faccio un esempio molto attuale: perché devono essere le scuole le prime realtà a sacrificarsi per abbattere il caro energia che si ripercuote sulle bollette di luce e gas? Si può dire ai dirigenti scolastici che si dicono disponibili a valutare l'adozione della settimana corta che la loro apertura ad una tale possibilità è semplicemente una follia? O è una posizione eretica? Che si decida di chiudere i negozi e i supermercati la domenica se si vogliono ridurre veramente costi e sprechi, non le scuole il sabato. Ne beneficerebbero anche i lavoratori di quegli esercizi commerciali. Dopo quasi tre anni di emergenza sanitaria, i nostri ragazzi avrebbero il sacrosanto diritto di ricevere più ore di scuola, non di vedersi ridurre nuovamente il calendario delle lezioni in presenza».
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Se invece ti interessa conoscere meglio Paolo Crepet puoi visitare il sito Paolo Crepet. Psichiatra e scrittore. Sociologo, educatore e opinionista.

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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