Dispositivi elettronici nelle scuole: è necessario limitarli per tutelare i nostri figli?

Questa estate si è molto discusso della proposta del Ministro dell’Istruzione Valditara di limitare l'uso del registro elettronico e di vietare i telefoni, anche per scopi didattici.

Questa proposta ha sollevato diverse domande: perché l'uso dei dispositivi elettronici è aumentato così tanto? È davvero necessario limitarlo?

Ciò che chiaramente emerge è la necessità, da parte della scuola e a partire dalla “scuola dei piccoli”, di  rivedere/ripensare l’uso dei dispositivi elettronici. Viene dunque riconosciuto un abuso anche da parte della comunità educativa scolastica? Forse sì. Per quale motivo? Da dove nasce questa tendenza?

Da pedagogista che entra a scuola, ma che segue anche i ragazzi e i bambini in studio penso che sia giunto il momento di riflettere sul fatto che a precedere l’uso dovrebbe essere l’educazione all’uso, che spesso manca.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Maria Rita Parsi, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Qual è l'impatto del digitale sulla scuola e sui bambini?

L'uso di dispositivi elettronici è diventato quasi automatico, soprattutto dopo il periodo del Covid. Molti bambini e ragazzi non riescono a gestire i loro compiti senza il supporto del registro elettronico o di altre applicazioni. Questo abuso potrebbe ostacolare lo sviluppo di competenze fondamentali come l'autonomia e la capacità di organizzazione.

Se vuoi approfondire, può esserti utile leggere: Leggere e studiare da “nativi digitali”: tu genitore, come li puoi aiutare?

La dimensione virtuale viene data come scontata e se non viene affrontata nella sua complessità si rischia che diventi così presente da soffocare le azioni, le comunicazioni, i gesti e i pensieri. Il tessuto di cui deve essere fatta la scuola.

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Come mantenere un’alleanza educativa fra scuola-famiglia?
L’educazione non può essere sostituita da comunicazioni esclusivamente virtuali. Non esiste solo il registro elettronico. Esistono app che usano molti nidi d’infanzia dove i genitori possono leggere non solo avvisi, ma anche sapere cosa i bambini hanno fatto, mangiato, se hanno dormito. App molto utili, se usate con giudizio.

Nulla però può sostituire lo sguardo e il tono di una educatrice che consegnando il bambino ha modo di condividere con la famiglia anche le sfumature di una giornata di crescita, relazione e scoperta. Quel tempo di relazione con la scuola che le famiglie sempre più spesso sentono mancare.

La dimensione virtuale sta soffocando la scuola?
È la scuola che deve richiamare la necessità di incontrarsi. Non possiamo perdere l’opportunità di coltivare quel senso di pazienti attese, di confronto che chiunque si occupa di educazione deve considerare.

Sono le educatrici, ma anche le famiglie che presto si accorgeranno che la velocità di leggere su un’applicazione o sul registro hanno una contropartita: perdere il contatto con la realtà.

La scuola è comunità educante viva e fatta di corpo, non di virtualità. Se usiamo questi strumenti per eliminare conflitti e relazioni a volte difficili, lasceremo solo spazio a vuoto e solitudine.

Come coniugare il digitale con la necessità di presenza?
L’alleanza educativa è come una ragnatela, tessuta giorno dopo giorno, con lentezza e pazienza. Non passa solo attraverso comunicazioni di tipo informativo. C’è molto di più.

Si tratta forse di educarsi a cogliere tutte le opportunità che questi strumenti offrono, ma rendendo però saldo il riferimento culturale per cui per educare ci vuole vicinanza. Ci vuole un villaggio. Educare e informare non sono sinonimi.

Si tratta di non usare questi strumenti come involucri con i quali proteggersi dalla responsabilità che deriva dalla relazione educativa.

In mezzo a questa distanza tra scuola e famiglia, spesso data dall’abuso di questi strumenti, ci sono i nostri bambini, che meritano uno sguardo reale e plurimo, attento ai loro bisogni e non solo alle loro esigenze immediate. I bambini non sono oggetto di passaggi di informazioni, sono molto di più. I bambini necessitano di crescere dentro relazioni reali.

A tutte le famiglie un invito a ricucire. A tutte le insegnanti un invito a interagire. A tutti i bambini il diritto di essere pensati.

FABIANA PANCALDI
pedagogista, mediatrice familiare sistemica, esperta in autismo e ADHD

CONTATTI telefonici: 328.151.20.55
Instagram: @fabipedagogista1980

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