Nell’età dell’adolescenza, provare ansia è più che normale ed una via importante per la crescita, naturalmente in equilibrata misura.
Spesso l’adolescenza è un’età piena di problematiche e non di rado, una volta adulti, si cerca di dimenticare questo difficile periodo di crescita dominato da tensioni e incertezze. Un giovane prova insicurezza per tante cose, per tutto si potrebbe affermare, ma soprattutto per:
- l’aspetto fisico;
- il confronto con il gruppo dei pari, la scuola;
- i sentimenti verso un’altra persona, la sessualità.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Come riconoscere l’ansia nei giovani?
Noi grafologi osserviamo spesso l’ansia negli scritti dei giovani di entrambi i sessi, ma comprendendo che è una fase indispensabile per la crescita, quando non desta preoccupazione e notiamo che la persona riesce a gestirla, possiamo osservarla come una “positiva” situazione transitoria.
In grafologia, riflettiamo sul fatto che nell’adolescente si sta formando la propria sicurezza interiore e tutta la miriade di tentennamenti che possono provocare ansia, li possiamo considerare come un’importante fase evolutiva.
Nei quaderni degli adolescenti è possibile osservare i vari stadi nell’ansia e capire in che maniera questa incide sulla loro serenità affinché i genitori possano intervenire.
Quando questo stato emotivo non rappresenta un problema per il fisico (es. mancanza di sonno) e non perturba l’equilibrio psicologico, possiamo considerare l’ansia giovanile come un sintomo che allerta le risorse psichiche e fisiche che contribuiscono alla crescita dell’individuo; una sorta di tempesta prima della quiete. Puoi approfondire leggendo: L’adolescenza ed i suoi anni delicati
E quando l’ansia viene dalla famiglia?
Non di rado sono i genitori che trasmettono questa forma di inquietudine ai figli che crescono con insicurezze, fobie e altre forme di disturbi generalizzati che portano ad una mancanza di serenità interiore. Frequenti nei giovani ansiosi possono essere:
- attacchi di panico;
- disturbi ossessivi-compulsivi;
- fobie sociali;
- disturbi legati alle aspettative di genitori e insegnanti.
Anche la Società odierna contribuisce a queste insicurezze e la visione nebulosa del loro futuro provoca anch’essa una forma di preoccupazione che può allontanare la serenità.
I genitori possono avere una parte di responsabilità nell’insorgere dell’ansia, ad esempio imponendo un certo percorso di studio o un futuro che gratifica maggiormente loro del figlio stesso. Tutto questo può provocare un’insoddisfazione che può portare a varie forme (anche problematiche) di compensazione. Se vuoi approfondire questo tema, puoi leggere: Riconosciamo le loro inclinazioni con la grafologia
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Come aiutare i giovani a superare questa delicata fase adolescenziale?
Comprendendo che un genitore è un serio educatore ed è proprio quello che il figlio, inconsciamente desidera: un punto di riferimento nella sua formazione sociale e culturale, una persona coerente e disponibile ad aiutare il figlio in qualunque situazione, ma che prima di tutto deve avergli fornito gli strumenti perché l’adolescente possa aver ben compreso la differenza fra il lecito e l’illecito, o più banalmente, fra il bene e il male.
I “no” che i genitori devono spesso rispondere loro, irrobustiscono l’IO dei figli e li preparano a superare le delusioni che la scuola e la Società riserva loro.
Concedere tutto ai figli adolescenti significa renderli deboli psicologicamente.
Facciamo un esempio: uno studente che ai bei voti e, saltuariamente, prende anche 4 si fortifica e quell’evento negativo può diventare un mezzo per abituarlo ad affrontare le problematiche del mondo del lavoro senza le conseguenze traumatiche di chi ha preso sempre 10 e quindi non si è allenato alle avversità e si sentirà inevitabilmente perso, senza corazza.
In quest’ultima persona, anche in età adulta, potrà insorgere l’ansia, perché non è stato abituato e quindi non avrà imparato ad affrontare e superare gli eventi sfavorevoli che inevitabilmente la vita mette davanti ad ognuno di noi.

ANTONIO PEROLFI
grafologo AGI specializzato nell’età evolutiva
CONTATTI e-mail: antonio.perolfi@libero.it
tel. 320.086.11.34
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