Nuovi padri e nuove madri per nuove famiglie

Negli anni davvero molto è cambiato per ciò che concerne la famiglia, sia per il modo in cui oggi viene vissuto il ruolo di padre e madre all’interno di essa, sia per la composizione stessa del nucleo familiare.

Desidero parlarvi di queste “nuove famiglie” e di come, durante i tanti anni passati a comprendere ed assistere i miei piccoli pazienti, ho visto modificarsi la natura e la struttura della famiglia tradizionale e con essa anche della trasformazione lenta e progressiva che ha subito la figura genitoriale , parlo di proposito di figura genitoriale perché non voglio riferirmi a una madre o a un padre come di consuetudine lo intendiamo, ma a colui o a colei che si prende cura dei figli, definito con termine moderno suggerito dalla letteratura scientifica, al cosiddetto “caregiver”. 

Spesso della famiglia si ha ancora oggi una visione standardizzata, ideologica e stereotipata dove ognuno ha un suo ruolo ben preciso: la mamma, il papà e il figlio….ma quanto lontane da questa immagine sono moltissime famiglie contemporanee: genitori non sposati, singoli per scelta o separati, adottivi o affidatari, genitori nuovamente sposati e famiglie allargate a dismisura, genitori omosessuali…questa è la realtà odierna ed è a questa realtà che dobbiamo riferirci preoccupandoci innanzi tutto della salute e del benessere dei bambini che in queste nuove e complesse realtà vivono e crescono. 

Nonostante gli ostacoli legislativi e culturali diffusi ancora in tutto il mondo, i bambini che crescono in famiglie omogenitoriali sono oltre 2 milioni negli Stati Uniti e circa 100.000 nel nostro Paese.

Fortunatamente in nostro aiuto arrivano, a confermare in larga parte ciò che l’esperienza personale mi ha suggerito da tempo, numerosi e rigorosi studi scientifici che hanno indagato su quali fattori, a livello genitoriale, familiare e ambientale influenzino lo sviluppo e l’adattamento psicologico dei bambini che nascono in questi scenari familiari alternativi; la buona notizia è che appare evidente che sia la struttura familiare, sia l’orientamento sessuale dei genitori così come il legame biologico stesso fra genitori e figli non esercitano influenze negative purché esista una buona “capacità genitoriale”. 

Il benessere psicologico e il corretto sviluppo dei nostri figli dipenderà quindi esclusivamente dalla nostra capacità di interagire con loro mostrando in modo chiaro il nostro attaccamento, il nostro affetto, la nostra risolutezza e il nostro interesse nei loro confronti presentandoci altresì con una costante armonia di coppia e sostegno reciproco nel quotidiano e negli eventi stressanti, concordando sempre sulle modalità di accudimento non strettamente legato a ruoli predefiniti, in altri termini un padre deve sapersi mostrare tenero e sensibile quando serve, una mamma decisa e attiva se necessario ma entrambi in costante sintonia per ciò che riguarda il bene del proprio figlio nel tentativo non facile di farne un essere vivente rilevante. 

Questo è dunque il mio consiglio finale: non importa se siate madri o padri, sposati o no, dello stesso sesso o di sessi differenti, che vi facciate chiamare mamma o papà o Francesca, Mario o in qualsiasi altro modo vostro figlio preferisca, l’importante per la qualità della vostra relazione con lui è che gli trasmettiate un senso di sicurezza e un costante supporto mostrandovi sempre disponibili, parlando sempre di tutto insieme, spiegando con calma ogni vostro no, abbracciandolo e baciandolo spesso e supportandolo ove necessario, riprendendolo quando serve e amandolo tanto in ogni momento perché un figlio è la cosa più grande e più bella che la vita vi possa offrire.

a cura dott.ssa Marina Ciampoli
ex responsabile unità pediatrica-nido  Ospedale Palestrina (RM)