Tempo di nuovi inizi, forti di ciò che abbiamo imparato: autoregolazione, limiti e regole, fragilità e paure, “diventare grandi”.
I bambini hanno bisogno di essere accompagnati a percepire i confini e i limiti che consentano loro di orientarsi nello svolgimento delle giornate, tanto temporali quanto di regole. Richiesta che, se corrisposta, ci restituisce bambini in grado di un’autoregolazione efficace.
Un esempio tra tutti,
la gestione dell’aggressività, situazione problematica quando ci si trova a gestire un gruppo, dove è fondamentale sapere come sono distribuite le energie in campo: non di soli “alpha” ha bisogno una Comunità, bensì di tutti i suoi componenti, secondo le possibilità di ognuno. Il gioco è una sede naturale nella quale il gruppo dei “cuccioli di uomo” provano questa dinamica: tuttavia - se non in rari momenti, tra i quali i laboratori di psicomotricità - nella gran parte della vita sociale, scolastica e familiare, l’aggressività viene relegata a mera rottura dei corretti equilibri relazionali.
Da quando ho iniziato
a leggere l’atto aggressivo come l’estrema ratio a cui il bambino è costretto dalla non sufficiente attenzione degli adulti, ho iniziato a predisporre un dispositivo, il “gioco del bimbo piccolo”, importante per due motivi:
fa sì che l’adulto prenda su di sé la responsabilità di aver portato il bambino a tale gesto; legge nel gesto una non adeguata maturazione emotiva, accoglie questo bisogno, fornendo un contenimento affettivo che, attraverso la coccola, consente al bambino di sentirsi riconosciuto nel bisogno di sostegno. (... continua su www.rivistagenitori.it)
Mai come l’anno scorso i bambini m’hanno insegnato che, se non li metto all’indice per le loro condotte “trasgressive” loro stessi scoprono risorse proprie attraverso cui arrivano ad autoregolarsi nella relazione con gli altri.
Merita una riflessione a parte l’incontro con bambini di altri bacini culturali che spesso sembrerebbero non aver capacità di stare entro i confini delle nostre modalità relazionali ma che, se accolti impegnando un livello di energia personale molto elevato, riconoscono la “forza” dell’adulto e ne accettano i confini proposti.
Ciò apre una riflessione su quanto si debba essere in grado di ascoltare e rispondere secondo modalità ed energie rispondenti al bacino culturale del bambino che, una volta riconosciuto e non giudicato per le sue forme espressive, riesce a entrare a sua volta in sintonia con le nostre modalità di gestione della sfera relazionale.
di Claudio Buccheri
psicomotricista e formatore TNPEE