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Il bambino, fin dalla nascita, ha bisogno dell’adulto per sentirsi protetto e in sicurezza.
Un neonato è già in grado di interagire e sa attivare relazioni privilegiate estremamente importanti che gli permettono di consolidare competenze affettive e sociali, necessarie per vivere bene.
Le prime relazioni fungono da prototipo delle relazioni successive, di come il bambino si può immaginare di come vengono regolate le emozioni e di come i legami interpersonali prendono vita e si definiscono nel tempo.

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Quali sono i fattori che favoriscono la sintonizzazione emotiva nel bambino?
La capacità dell’adulto di sintonizzarsi emotivamente con il bambino è fondamentale.
Come? Osservandolo, traducendo le emozioni del bambino, veicolando la sua comunicazione tramite la sensibilità e la disponibilità emotiva.
Accogliendo gli interessi del bambino, incentivando la capacità dell’esplorazione.
Aiutandolo ad acquisire internamente schemi di crescita funzionali e trasformativi, orientati al rispetto dei cambiamenti evolutivi.
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Qual è l’elemento che modella la costruzione della relazione genitore-figlio?
È l’intensità con la quale prende forma. È l’intensità del coinvolgimento, della condivisione di esperienze e di sentimenti, dell’autenticità, della disponibilità e dell’accoglienza gli uni rispetto all’altro.
È l’apertura all’altro dove ci si può sentire estremamente liberi di essere noi stessi e di sentirci abbracciati nel nostro essere, senza bisogno di filtri. È l’intensità dell’amore condiviso con il bambino, con l’adolescente e con la persona che diviene nel tempo.
Relazioni a rischio nell’era digitale? In parte, sì!
Quando un bambino ha trascorso gran parte della giornata al nido o a scuola, ha attinto al contenitore della presenza dei genitori, riducendo drasticamente il livello d’equilibrio.
Dunque, ha bisogno di ripristinarlo.
Quando il genitore fa rientro a casa e il bambino gli chiede di giocare con lui o di rivisitare un questionario di scuola insieme, sta adoperandosi a quel “ripristino”. Se ci capita di dire frequentemente al bambino/adolescente “Aspetta un attimo!”, ecco che i tempi di ripristino si faranno sempre più lunghi e complessi.
Inoltre, il pericolo più frequente, è che il bambino si abituerà a tale affermazione, tanto che man mano chiederà sempre meno la nostra presenza. Quando mamma o papà, rientrando dal lavoro continueranno a esserci senza esserci perché impegnati a scrivere e-mail di lavoro, ecco che l’intensità della relazione con il proprio figlio rimarrà al minimo della soglia.
Tutto questo, inoltre, educherà il bambino all’utilizzo senza limite del telefono o del computer. Gli farà pensare che va bene così, perché il modello al quale fa riferimento… funziona così!
Nessuno di noi vuole crescere i figli senza fargli sperimentare il mondo moderno, caratterizzato anche dall’utilizzo dei device, ma bisogna stare molto attenti. Attenti a far sì che i dispositivi digitali siano gestiti dagli adulti, e non il contrario. A questo proposito, puoi approfondire leggendo: Idee vincenti per le abitudini tecnologiche dei bambini piccoli
Come fare?
Il genitore può scegliere di rimanere un po' più a lungo al lavoro per valorizzare il tempo con il figlio una volta rientrato a casa. Quando la madre o il padre e figlio si rivedranno, i genitori saranno per lui. Staranno con lui. Con intensità. Con il cuore. Con la voglia e la gioia di esserci.
E quando si sentiranno chiamare, diranno “Sì! Giochiamo un po' e poi insieme prepariamo la cena!”
Perché quelle e-mail che dovevano scrivere le hanno scritte tutte prima di aprire la porta di casa.
E hanno scelto di gestire loro stessi i device. E non il contrario.
Altra riflessione…
Il sabato o la domenica gettoniamo per la “giornata detox”. Si decide di non accedere ai social e di optare per un tuffo in piscina o per riordinare la legna in cantina.
Il messaggio forte è questo. Non perdiamo tempo.
Utilizziamo la tecnologia per evolverci. Anche con i nostri figli. Accediamo a qualche motore di ricerca per definire il fine settimana gastronomico, o per fare una breve videochiamata con i nonni che vivono lontani, ma non per allontanare noi stessi dai nostri figli.
Gli smartphone possono attendere. I figli no. Una volta cresciuti, non tornano bambini.
Le mappe d’amore non sono per sempre. Vanno scritte nei tempi giusti. Scegliamo di scriverle! Insieme.
E se vuoi proseguire, può esserti utile leggere: La seconda nascita: l’adolescenza

SILVIA FERRETTI
pedagogista, formatrice, Direttrice Centro per l'infanzia 12-36 mesi "Il Chicco"
CONTATTI e-mail: ilchiccoinfanzia@hotmail.it
tel. 347.178.29.48
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