Quando finisce l'infanzia?
Come è andata a scuola? Bene. Cosa avete fatto? Niente. Queste due risposte alle banali domande di un genitore sono inequivocabili: l'infanzia è finita.
È arrivata l'ora delle due grandi e turbolente fasi con cui i nostri figli si avvicinano all'età adulta: la pre-adolescenza, che indicativamente coincide con i tre anni della scuola media, e l'adolescenza che si apre con il primo anno di scuola superiore.
Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, va subito al punto:
«Il compito di noi genitori è accompagnarli nel loro diventare quel che sono, evitando di influenzarli con le proiezioni di ciò che vorremmo fossero o, viceversa, tornando ragazzini per compiacerli e sentirci più amati».
La progressiva richiesta di autonomia segna la fine dell'età dell'ingenuità?
«Il passaggio fra la scuola primaria e la secondaria di primo grado è cruciale. È il momento della pre-adolescenza, un vero e proprio tsunami in cui un soggetto si trova travolto da emozioni prorompenti e, al contempo, deve imparare a controllare le proprie reazioni e a concentrarsi su obiettivi precisi. Il compito di mamma e papà diventa quello di cominciare a cambiare registro: il copione dell'obbedienza va sostituito con quello di un'autonomia da conquistare. Gradatamente, a piccoli passi. La contrattazione fra le parti, genitori da un lato e i figli dall'altro, e l'esercizio della fiducia reciproca diventano fondamentali».
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Inizia il tiro alla fune?
«La negoziazione, pur mantenendo netta la distinzione fra ruoli, è la cifra del cambio di relazione fra genitori e figli. Il salto evolutivo deve essere accompagnato, in punta dei piedi, costruendo un processo di confronto, dialogo e conflitto sano che permetta ai ragazzi di conquistare progressivamente i propri spazi».
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L'adolescenza.
Si arriva così all'adolescenza. una fase turbolenta verso l'età adulta ma anche molto stimolante. Come la definirebbe?
«Nel percorso di crescita dei nostri ragazzi, è il tempo dell'allenamento alla vita. L'adolescenza è proprio quel momento dell'età evolutiva in cui si smette di essere bambini ubbidienti: non più persone che aderiscono al copione che viene solitamente proposto dalle famiglie e dalla scuola, che ti dicono come devi essere e cosa devi fare, ma individui che costruiscono, giorno dopo giorno, la propria identità. La psicologia chiama questa fase percorso di individuazione: si impara a diventare la persona che si vuole essere e il cervello cognitivo, quello più razionale e alla ricerca di motivazioni, inizia a prendere il sopravvento su quello emotivo».

Uno dei suoi libri si intitola “Tutto troppo presto”. Non ha la sensazione che oggi l'adolescenza sia anticipata?
«Ho la sensazione che i ragazzi vivano un grande paradosso. In un mondo pervaso dal virtuale, con lo smartphone già in mano a 10 anni, è un attimo entrare in una vita altra, parallela. E sentirsi grandi prima del tempo. Ciò è facilitato anche dal fatto che dall'altra parte ci sono spesso adulti che li stimolano a sentirsi tali e che, parallelamente, ritornano bambini in una eccessiva infantilizzazione del proprio ruolo e nell'incapacità di mettere confini, stabilire regole e dire "no", preferendo piuttosto una dimensione amichevole, quasi da pari».
Un genitore come dovrebbe allora accompagnare i figli in questo momento di crescita?
«Quella dell'adolescenza è una fase critica, ma anche molto affascinante per l'adulto che si trova ad educare un figlio. Etimologicamente, l'adolescente è colui che si sta ancora nutrendo. E per il quale l'adulto assume il ruolo dell'allenatore, ovvero quella persona che ha dentro di sé le procedure adeguate e le competenze relazionali adatte per sostenerlo, accompagnandolo nel cambiamento e aiutandolo a fare tesoro delle esperienze che sta scoprendo e vivendo».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"
CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it
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